Sunday, February 14, 2021

Hedge funds contro attivisti Reddit, ovvero Unni contro Vandali

 Da Britannicus ricevo, e volentieri pubblico, questo pezzo che getta una luce "diversa" su alcune dinamiche finanziarie recenti che hanno polarizzato l'opinione pubblica. Lo stile é quello di Britannicus, che sono molto contento di ospitare su questo blog.

Viviamo tempi interessanti, ma personalmente penso che questa storia dei Reddit people finirá come Occupy Wall Street. Funziona una volta o due, poi basta. A coloro che vivono la cosa in maniera ideologica, buoni contro cattivi, mi sento di rispondere con una sonora pernacchia, ma io sono Lorenzo, Britannicus ha un altro stile. Buona lettura.

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Nel mondo che ruota attorno alle borse valori e alle speculazioni borsistiche, nei giorni

passati ha tirato una brutta aria di tempesta. In realta’, si tratta di una patetica rissa tra

borseggiatori che si rubano l’un l’altro il portafogli (in pratica, il bottino di un precedente

furto ai danni di altri) dandosi mutuamente del ladro. La cosa sarebbe pure divertente se

non fosse che le conseguenze negative di questi furti vicendevoli perpetrati neppure con

tanta destrezza le scontiamo noi tutti. Purtroppo e’ un problema dalle molteplici

sfaccettature, di cui nessuna positiva da qualsiasi punto di vista la si voglia considerare,

quand’anche si provi una malcelata soddisfazione nel sapere che i suddetti borseggiatori

si stanno apparentemente scannando tra loro. Vediamo perche’.

I fondi speculativi (hedge funds) esistono da decenni e hanno sempre operato allo stesso

modo. Per prima cosa, identificano una o piu’ societa’ quotate in borsa che se la passano

piuttosto male, tra difficolta’ tecniche, finanziarie e di offerta commerciale inadeguata o

antiquata, tali da deprimere il valore (giusto o ingiustificato che possa essere) delle loro

azioni. Attraverso un broker (cioe’ un mediatore finanziario) prendono quindi in prestito da

chi le possiede (banche, privati, fondi pensione, etc) le azioni delle societa’ identificate. I

prestatori vengono ovviamente pagati per il disturbo (similmente a quanto succede con

l’affitto di un immobile) e viene fissata una data per la restituzione delle azioni prese in

prestito. Al termine del prestito, il prestatore ricevera’ lo stesso numero di azioni prestate

piu’ il compenso per “l’affitto”.

Il fondo speculativo riceve queste azioni e subito se le rivende in borsa (si, certo puo’ farlo,

si chiama shorting – in italiano “vendita allo scoperto”), preconizzando un sostanziale calo

del loro valore (e operando anche attivamente sottobanco perche’ cio’ accada). Questo

approccio tende a funzionare perche’ fa leva sulla reazione tipicamente scomposta del

mercato di fronte a grosse vendite di uno specifico titolo azionario. Infatti, una notizia in tal

senso provoca panico negli investitori che detengono il titolo, i quali di solito reagiscono

vendendo a loro volta, creando cosi’ un processo a catena stile reazione nucleare

incontrollata. Raggiunto l’obiettivo di far crollare il valore del titolo in questione, i fondi

speculativi ne ricomprano un quantitativo uguale a quello ricevuto in prestito e subito

venduto, pagando un prezzo nettamente inferiore a quello della precedente vendita e

ricavando quindi un bel guadagno netto dall’intera operazione.

Sembra un meccanismo solido e garantito per far guadagnare gli speculatori che operano

in questo modo; cosa mai potrebbe andare storto? Tutto il giochetto si basa sul fatto che

DI SOLITO, quando si vende in un sol colpo un grosso quantitativo di azioni di una

societa’ conciata abbastanza male, queste azioni tende a non comprarsele nessuno, visto

il rischio. Quindi, per la legge della domanda e dell’offerta, il loro prezzo cala rapidamente.

MA... se per caso qualcun altro viene a sapere della manovra e decide invece di comprarsi

quante piu’ azioni possibile del titolo in questione, il valore di mercato, anziche’ scendere,

sale invece rapidamente. Questo imprevisto sconvolge completamente i piani dell’hedge

fund, che si ritrova a dover restituire azioni che non ha piu’ (essendosele vendute pur non

possedendole), e dovendole quindi ricomprarle a un prezzo ben superiore a quello

incassato dalla precedente vendita. Quindi delle due l’una: o l’hedge fund rinnova il

prestito e aspetta che passi la buriana (non consigliabile perche’ immobilizza capitali,

magari anch’essi in prestito e in ogni caso destinati ad altri scopi lucrativi) oppure “chiude”

la posizione, restituendo prima del tempo le azioni ricomprate a maggior prezzo, con una

bella perdita secca (per la serie cornuto e mazziato).


Questo fenomeno, che viene definito “short squeeze” negli ambienti tecnici, cioe’

spremitura di breve termine, e’ esattamente quello che e’ accaduto quando sono entrati in

scena gruppi di “speculatorelli” USA affiliati a WallStreetBets e Reddit. Questi hanno

saputo della speculazione al ribasso iniziata dall’hedge fund americano Melvin Capital

“shortando” (cioe’ vendendo allo scoperto) le azioni di GameStop, una societa’ quotata al

NYSE e piuttosto in cattive acque. GameStop possiede una catena di negozi che vendono

videogiochi, consoles e relative cianfrusaglie elettroniche. Al momento, questa societa’ se

la passa piuttosto male, non tanto a causa del Covid, quanto per il business model

geriatrico (non abbiamo piu’ bisogno di andare fisicamente al negozio ad affittare giochini

digitali quando possiamo farlo comodamente da casa usando internet). Inoltre, GameStop

patisce la concorrenza spietata di Amazon e di svariati altri siti di e-commerce che gli

stanno inesorabilmente tagliando l’erba sotto i piedi. In pratica, GameStop e’ una

compagnia la cui fine prossima ventura e’ piu’ o meno segnata, salvo miracoli, con o

senza l’intervento degli avvoltoi che gli svolazzano attorno.

I tizi di WallStreetBets, alla notizia dello shorting (cioe’ della vendita allo scoperto) da parte

di Melvin Capital delle azioni di GameStop, si sono organizzati per comprare a man bassa

queste azioni, indicando ai loro membri di acquistarne per decine, centinaia o migliaia di

dollari, ciascuno secondo le proprie possibilita’. Inutile dire che le azioni di GameStop sono

schizzate a valori assurdamente elevati, quasi da far invidia a Tesla, Amazon, Apple e

compagnia cantante. Per operare questa specie di miracolo finanziario dei poveri, i novelli

cospiratori di WallStreetBets hanno utilizzato piattaforme d’investimento con app

disponibile su smartphones, tipicamente Robinhood e consimili, che permettono a

chiunque di acquistare azioni (o frazioni di azioni) con costi molto bassi rispetto a quelli dei

brokers tradizionali. In pratica, scommesse e speculazioni aperte a cani e porci.

E’ sicuramente divertente e di intima soddisfazione uardare le interviste ai vari managers

di hedge funds, che con facce paonazze a livelli preinfartuali, sbavanti di rabbia peggio di

un mastino napoletano incarognito, si scagliano contro “la crociata dei pezzenti” portata

avanti da quelli di WallStreetBets. Sono piovute fior di accuse di turbativa, distorsione di

mercato, comportamento illegale, pericoloso e a seguire tutta la solita litania farisaica che

ci si aspetta da un’orca assassina a cui un pescecane ha morso la coda. E’ chiaramente

l’adattamento in chiave speculativa della famosa allegoria del bue che dice cornuto

all’asino, ma state attenti a ripeterlo pubblicamente… a qualche gestore di hedge funds

potrebbe addirittura scoppiare la carotide dalla rabbia esondante.

Manco a dirlo, sono intervenuti tutti su questa miserabile vicenda, chi per esaltare la

guerra dei poveri contro i ricchi (Davide contro Golia), chi per condannare a spada tratta

gli “speculatori Reddit-izi”, chi per fare pelosi discorsi di etica pseudobergogliana in un

mondo dove parlare di etica fa solo ridere per quanto e’ ipocrita la cosa. L’unico fatto

davvero notabile e notevole e’ che i gestori delle varie piattaforme Robinhood & Co, viste

le facce apoplettiche dei gestori di Melvin Capital e di altri hedge funds, si sono precipitati

a fare l’unica cosa che i proprietari di siti web sanno fare quando sentono la voce del

ladrone padrone: sospendere, bannare, condannare, proibire, azzittire. D’altronde, quelli di

Robinhood & Co hanno aperto bottega per speculare sui poveracci (in tutti i sensi) che

“giocano” col fuoco in borsa, non certo per aiutarli a diventare ricchi. Arroganti e prepotenti

Sceriffi di Nottingham, altro che difensori dei poveri, senza peraltro considerare che fanno

affari con gli hedge funds.

Fin qui la storia, riportata con differenti toni e angolazioni su vari rotoli di carta igienica

quotidiani, blogs e siti “indipendenti” che vanno per la maggiore. Questo romanzo di

intrighi e passioni, cosi’ come viene offerto ad uso e consumo del popolo beota, non


fornisce pero’ alcuna risposta alle domande fondamentali che scaturiscono dall’intera

vicenda:

 Che conseguenze pratiche hanno tutte queste speculazioni e controspeculazioni

(per intenderci, sia quelle degli hedge funds che quelle degli scommettitori di

WallStreetBets) su chi risparmia per crearsi un piccolo reddito pensionistico o per

poter affrontare eventuali momenti bui?

 Perche’ nessuno ha mai detto nulla o quasi a proposito delle attivita’ degli hedge

funds ma adesso grida istericamente “crucifige, crucifige” quando a fare piu’ o

meno le stesse cose sono gruppi di “pezzenti” organizzati via social?

 In ultima analisi, questi gruppi “social” organizzati, sono un bene o no per il mondo

borsistico e sopratutto per i piccoli risparmiatori, investitori, lavoratori o pensionati

che siano, che a questo mondo etereo affidano i propri risparmi?

La mia personale opinione e’ la seguente.

In generale, gli scommettitori (hedge funds o pezzenti organizzati che siano) sono utili

tanto quanto il verme solitario e analogamente caratterizzabili. Infatti, sottraggono

nutrimento (in questo caso, valore monetizzabile) ai piccoli investitori – tipicamente quelli

che investono capendo poco e male come funzionano le cose in materia di assets

finanziari e sono quindi facili preda dei pataccari della finanza (personal bankers,

consulenti finanziari “indipendenti” e quant’altro). Chi dice che gli hedge funds siano utili e

necessari perche’ testano la validita’ del prezzo di un’azione forse pensa a un parallelo

quantomeno azzardato con gli squali, i notori spazzini del mare che ripuliscono l’ambiente

da materia organica destinata, in loro assenza, alla putrefazione.

Gli hedge funds, speculando al ribasso, distruggono valore per il proprio esclusivo

tornaconto senza apportare alcun beneficio pratico al mercato, ad eccezione di altri

speculatori che ne possono trarre giovamento ed escludendo il beneficio difficilmente

valutabile di liberare la scena da qualche compagnia zombie.

I pezzenti della scommessa borsistica (cioe’ quella gente che usa la rata mensile del

“reddito di cittadinanza” appena erogato per fare (come credono loro) speculazioni

coordinate ovvero scommesse simil-calcistiche di fatto sottraggono valore agli investimenti

in modalita’ diversa ma sempre tendente all’identico risultato generato dagli hedge funds.

Gonfiare a sproposito il valore di un titolo azionario significa forzare in automatico i fondi a

indice (che al momento rappresentano una cospicua parte del capitale investito da molti

risparmiatori) a riempirsi le tasche di tale titolo a prezzi pazzescamente eccessivi rispetto

al valore reale di mercato. Nel momento in cui gli speculatorelli dal portafoglio incontinente

vendono in massa (tipicamente a non piu’ di tre giorni di distanza dall’acquisto), il valore

del titolo crolla crolla e il danno e’ bello che compiuto. I fondi indice con un pacco di questi

titoli ciofega in pancia perdono valore che tipicamente non viene mai piu’ riacquistato,

anche perche’ sempre in automatico, I fondi si disfano subito delle azioni decotte a

portafoglio onde ristabilire le corrette percentuali dell’indice (piu’ un’azione vale, maggiore

la sua percentuale nel paniere del fondo indicizzato e viceversa).

In ultima analisi, i pezzentelli dei gruppetti di scommettitori al dettaglio sono tanto nocivi

per i risparmiatori e per gli investitori in generale tanto quanto gli hedge funds. Andrebbero

bloccati tutti e due, sia impedendo le vendite allo scoperto sia impedendo la vendita

frazionata delle azioni come fanno con i biglietti delle lotterie sudamericane.

Infine, finora nessuno ha mai urlato abbastanza forte contro le attivita’ degli hedge funds

perche’ cane non mangia cane: quelli che dovrebbero tenerli a bada (stato, banche) sono i


primi a trarre beneficio dalle speculazioni possibili con la vendita allo scoperto, tra tasse e

commissioni.

In conclusione, se prima c’era un gruppo di guastafeste pestiferi, adesso ce ne sono due.

Gli investitori e i risparmiatori dovrebbero stare quindi attentamente alla larga da quegli

investimenti azionari che sono facile preda di tali guastafeste. Mentre e’ vero che niente e

nessuno impedisce ad esempio a un hedge fund di scommettere sul crollo di azioni tipo

Amazon, Apple o Berkshire Hathaway, queste compagnie hanno in cassa tanto di quel

contante accantonato ma non gia’ impegnato da poter scatenare un buyback tale da fare

impennare il prezzo delle loro azioni, con conseguente friggitura in olio bollente dell’hedge

fund che prova a shortarli.

Friday, February 12, 2021

[Criptovalute] una posizione diversa

 Da Pietro(Pic) ricevo questo articolo che volentieri pubblico.

Pietro ha una opinione molto diversa dalla mia sulle criptovalute ma l'ha argomentata bene rimanendo comunque sul generale. 

Su ExitEconomics accettiamo benissimo opinioni diverse, anzi! benvengano ma devono essere argomentate e posate. Altrimenti questo blog scade in uno fra i millemila siti dove gente che ha studiato,  ma non é stata educata al pensiero critico e scientifico, dice la qualunque per riempire il tempo proprio e le gonadi altrui. C'é differenza fra studiare per superare un esame o un concorso pubblico e studiare per capire. 

Nota: questo blog viene letto, ma non commentato nella zona sottostante. I commenti mi arrivano in genere per email. Con richieste di collaborazione. Invito peró i lettori a commentare in basso per aprire un dibattito che arricchisca chi scrive, chi legge e soprattutto il sottoscritto :)

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Cosa sono le cryptovalute?

Una cryptovaluta è una rappresentazione digitale di valore basato sulla crittografia.

In senso più concreto, si parla di cryptovaluta quando si ha una forma di moneta che è decentralizzata e senza un’autorità centrale che la emette/controlla


Possiamo individuare 3 generazioni:

Prima generazione (circa 2009) 

Bitcoin è stata la prima forma di cryptovaluta ed ha introdotto il ledger pubblico distribuito dove vengono conservate le transazioni (la blockchain)

La crittografia è usata (tramite il mining) per la generazione di nuove monete e l’attribuzione della proprietà delle stesse.

Seconda Generazione (circa 2015)

La seconda generazione è rappresentata da Ethereum

Che è sempre basata su una blockchain e sul mining ma concettualmente funziona in modo diverso da bitcoin.

La piattaforma fornisce un linguaggio Turing-completo per l’esecuzione di smart-contract. 

Eth è sia il “carburante” usato per l’esecuzione degli smart-contract che la valuta usata per lo scambio di valore

Terza generazione (circa 2016)

La terza generazione supera il concetto di mining usando blockchain alternative in cui ogni nodo del sistema riesce a partecipare alla validazione senza necessità di usare la capacità di calcolo per validare le transazioni


Un esempio è IOTA che organizza le informazioni in un “tangle” (cioè un grafo aciclico diretto) dove ogni nodo partecipa alla computazione (per inserire una transazione bisogna validarne altre due).

Questo la rende senza fees e (teoricamente) infinitamente scalabile

Perché mi concentro su Bitcoin?

Nonostante le potenzialità dei “nuovi arrivati”, Bitcoin rimane il re delle crypto

Basta guardare al grafico della cosiddetta “dominance”, cioè qual è la percentuale di Market Cap di BTC rispetto a tutto il resto del mondo crypto:

Ora siamo intorno al 60% e solo per pochi mesi si è scesi sotto il 50% (più o meno nel periodo delle ICO d’oro su rete Ethereum)

Poi, essendo la crypto che esiste da più tempo, è quella più consolidata come strumento di investimento (e speculazione). 

Inoltre, considero che per bitcoin valga la teoria del Lindy Effect

https://en.wikipedia.org/wiki/Lindy_effect 

Da Antifragile di Nassim Taleb:

“If a book has been in print for forty years, I can expect it to be in print for another forty years. But, and that is the main difference, if it survives another decade, then it will be expected to be in print another fifty years. This, simply, as a rule, tells you why things that have been around for a long time are not "aging" like persons, but "aging" in reverse. Every year that passes without extinction doubles the additional life expectancy. This is an indicator of some robustness. The robustness of an item is proportional to its life!”

quindi, essendo la sua vita più “lunga” è quella che ha maggior probabilità di sopravvivere negli anni.

Ed, infine, il prezzo di Bitcoin è quello che influenza tutto il resto del mercato: storicamente le crypto alternative salgono quando BTC sale o lateralizza e scendono quando BTC scende

Chi sostiene la domanda di Bitcoin?

Bitcoin nasce nella comunità cyberpunk e li rimane agli inizi per poi espandersi gradualmente verso altre nicchie raggiungendo via via un pubblico più vasto.

Poiché la valuta esiste in una quantità fissa e determinata a priori e non esiste un ente centrale che può svalutarla (o rivalutarla), il prezzo di BTC risponde unicamente a domanda e offerta.

Inoltre, filosoficamente molti lo considerano una “riserva di valore” (tanto da essere chiamato anche digital gold), quindi comprano con l’intenzione di conservare i BTC (perché convinti che il prezzo salirà).

Da entrambi questi assunti credo l’andamento del prezzo sia proporzionale al numero di persone che lo conoscono e vogliono investirci sopra

Questo l’andamento negli anni (timeframe mensile):

A cosa è dovuto lo spike degli ultimi mesi?

Probabilmente all’ingresso degli investitori istituzionali (fondi e forse anche banche)

Guardando al market cap di Bitcoin rispetto al resto degli strumenti finanziari (aggiornato a maggio 2020):

(fonte https://www.visualcapitalist.com/all-of-the-worlds-money-and-markets-in-one-visualization-2020/)


Category

Value ($ Billions, USD)

Source

Silver

$44

World Silver Survey 2019

Cryptocurrencies

$244

CoinMarketCap

Global Military Spending

$1,782

World Bank

U.S. Federal Deficit (FY 2020)

$3,800

U.S. CBO (Projected, as of April 2020)

Coins & Bank Notes

$6,662

BIS

Fed's Balance Sheet

$7,037

U.S. Federal Reserve

The World's Billionaires

$8,000

Forbes

Gold

$10,891

World Gold Council (2020)

The Fortune 500

$22,600

Fortune 500 (2019 list)

Stock Markets

$89,475

WFE (April 2020)

Narrow Money Supply

$35,183

CIA Factbook

Broad Money Supply

$95,698

CIA Factbook

Global Debt

$252,600

IIF Debt Monitor

Global Real Estate

$280,600

Savills Global Research (2018 est.)

Global Wealth

$360,603

Credit Suisse

Derivatives (Market Value)

$11,600

BIS (Dec 2019)

Derivatives (Notional Value)

$558,500

BIS (Dec 2019)

Derivatives (Notional Value - High end)

$1,000,000

Various sources (Unofficial)


Si vede come sia minuscolo rispetto alla capitalizzazione, ad esempio, delle borse (89475 Miliardi di $ contro 244)


Con le banche centrali che comprano di tutto appiattendo i rendimenti, Bitcoin potrebbe essere una boccata di ossigeno per chi vuole diversificare verso uno strumento ad alto rendimento (anche considerando che ci sono strumenti come ETF e Futures che non obbligano al possesso “fisico” dei BTC)


Inoltre visto che il totale circolante è relativamente piccolo e il mercato non è regolamentato, il prezzo si presta a facili manipolazioni (a vantaggio dei “pezzi grossi” ovviamente).


Una notizia degli ultimi giorni è quella di Tesla, che ha convertito 1.5 miliardi di $ del suo bilancio in BTC

Questo dà ancora più credibilità a Bitcoin come riserva di valore per proteggersi da un'eventuale inflazione (che alcuni si aspettano dopo la risoluzione della pandemia)


La strada è tracciata, probabilmente ne seguiranno altri (alcuni rumors dicono che potrebbe essere addirittura Apple)

Si può prevedere dove arriverà Bitcoin?

Nessuno ha la palla di cristallo, ovviamente


Per il lungo termine c’è un modello che, nel tempo, è risultato abbastanza affidabile ed è lo stock-to-flow, che si basa sul rapporto tra la moneta attuale in circolazione (lo stock) rispetto a quella introdotta in un certo periodo (il flow)


Il presupposto che ci sta dietro è che la quantità di bitcoin messi in circolazione è stabilita a priori e chi compra lo fa per usarlo come riserva di valore (cioè mantiene la posizione).

Il prezzo va su dopo ogni halving (il dimezzamento della ricompensa per ogni nuovo blocco scoperto dai minatori)


Questo un grafico (la scala è logaritmica)

https://www.lookintobitcoin.com/charts/stock-to-flow-model/



Guardando invece al breve/medio periodo, voglio riportare l’analisi tecnica di quello che (nel mio piccolo) considero il numero 1 in Italia su BTC:

https://it.tradingview.com/chart/BTCUSDT/fNcFUzNB/

La previsione è che entro il 23 marzo vada verso un top di 55600

Conviene entrare long?

BTC è nato come moneta ma viene usato per la speculazione finanziaria ed è evidentemente in bolla (con FOMO che aumenta all’aumentare del prezzo) 


Ma, per le considerazioni sul market cap relativamente piccolo, l’ingresso di investitori istituzionali e il modello stock-to-flow credo che il prezzo dei 100.000 dollari a BTC non sia da escludere da qui a qualche anno.


Rispetto all’analisi tecnica per entrare nel breve forse è troppo tardi.

Ma in un’ottica di lungo periodo e almeno fino al prezzo di 100k (che è anche una soglia psicologica importante) credo che la bolla continuerà e può essere sfruttata per guadagnarci qualcosa sopra


Pietro (Pic)


Thursday, February 11, 2021

On Tesla, Bitcoin and FED

 Con questo post cerco di riordinare un po'di idee che mi girano da qualche giorno.

1] Su Tesla e Bitcoin: Tesla ha comprato 1.5 miliardi di valore di Bitcoin. Questo ha fatto schizzare il valore della criptovaluta, e ha creato ulteriori aspettative.

Due considerazioni:


  1. Tesla si dice Green. Ma "investe"in BTC. Per come é definito il protocollo bitcoin (non entro nei dettagli tecnici, ne ho ampiamente parlato in questo blog, eviscerando il protocollo), produrre bitcoin comporta un costo enorme di corrente elettrica e impatto sulla CO2 del pianeta. Quindi, siamo davanti ad un enorme controsenso, cui ora i giornali mainstream finalmente cominciano a dare rilievo. Piú il valore di bitcoin sale, piú entrano in gioco milioni di server che producono bitcoin, piú sale il consumo di corrente elettrica (siamo ormai ai livelli del consumo di un intero paese come l'Argentina, ed eravamo partiti da un latptop), piú CO2 viene consumata. E'semplice da capire. Tesla si dice CONTRO le emissioni di CO2, ma Bitcoin produce tanta CO2, fino a qualche settimana fa, quanto l'intera Nuova Zelanda. Non solo, massimamente da consumo di carbone, in posti dove l'elettricitá costa poco. Per poi essere usato per non si sa che acquisti nel mercato nero. 
  2. Tesla chiede sussidi governativi. Persino alla Germania, che dovrebbe darglieli per poi vederseli dirottare contro i propri automakers, e per di piú indirettamente investiti in una criptovaluta soggetta a fortissima speculazione. Mi fermo qua.
2] Sulla FED. L'espolosione di Tesla e BTC, che hanno una correlazione, come spiegato da Michael Burry, del 95%, é di fatto causata dal governo USA, dalla FED e dai lockdown. Come? Semplicemente, milioni di persone, costrette a casa, annoiate, impossibilitate a scommenttere nei normali canali, e persino sussidiate dal governo, sono entrate nelle borse mondiali. Secondo voi, cosa comprano queste persone? azioni di fornitori di macchinari fotolitografici per fabs di semiconduttori, o azioni di un uomo che per loro é un dio in terra, Elon Musk? La risposa é facile. E cosa altro comprano che fa hype? magari cripto? 

Di fatto la FED ha sovvenzionato la propria nemesi, il bitcoin. Come? finanziando i deficit fiscali del governo, attraverso l'acquisto di bond. Il governo ha pagato i sussidi, e molti di questi sussidi sono "ritornati" nei circuiti finanziari con Tesla e bitcoin. Credo che la FED non se lo aspettasse minimamente.

Non ho nulla contro chi compra bitcoin. Fate bene. 
Non ho nulla contro chi compra azioni Tesla. Fate bene.

Fate bene a comprare ma sopratuttto a vendere prima che le due cose implodano. 
Posso sbagliarmi? certo. Seguo le mie analisi e mi prendo la responsabilitá delle mie scelte. Il mio conto in banca é un ottimo benchmark che mi dice se mi muovo bene o male. 

Preferisco investire secondo altri principi. 

Wednesday, February 3, 2021

[Economia] Riflessione sulla sostenibilitá del debito

Numerofilo ha commentato il mio post in cui mi ponevo alcune domande in merito a come sostenere il debito pubblico in un periodo molto lungo.

Non mi trovo completamente allineato al pensiero di Numerofilo, di cui propongo il commento qua sotto, e in corsivo esplicito il mio pensiero. Il post di Numerofilo peró é molto interessante, anche se impegnativo. Buona lettura.

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Spoiler

Questo non è un articolo per sovranisti di varia natura né tanto meno per sostenitori senza se e senza ma dell’euro. Non è neanche un articolo per statalisti o per fautori del mercato a tutti i costi. E’ solo una analisi di numeri.

Nell’articolo non si farà inoltre distinzione tra investimenti pubblici e privati, tra inefficienze degli uni o efficienze degli altri.

Per investimento, infine, non si intende solo quello finanziario ma anche, ad esempio, il tempo che uno dedica allo studio, alla propria cultura. Se uno ha 20 euro da spendere può decidere di usarli per l’aperitivo oppure per comprare il biglietto di un museo. E sono cose ben diverse tra di loro.

 

Introduzione

 

Nel suo ultimo articolo Lorenzo Marchetti si chiede come fa un debito pubblico ad essere sostenibile all’infinito. La risposta di Lorenzo è che il debito è sostenibile ”fino a quando lo stato paga le cedole o il debito giunto a maturazione”.   Lo stato, in sintesi, deve tassare per racimolare i soldi per gli interessi e deve trovare sempre nuovi sottoscrittori per il debito in scadenza.

Nota di Lorenzo: in realtá io insisto sul concetto di produttivitá che consente allo stato di ripagare il debito. Ma per definizione, lo stato fa default, cioé non é in grado di ripagare il debito, se non rimborsa cedole o debito giunto a maturazione.

 Esiste una condizione fondamentale perché il sistema sia sostenibile ed è quella che il PIL cresca.

Per fare crescere il PIL servono gli investimenti. Ma qui occorre entrare in un dettaglio maggiore perché la propensione all’investimento, di tempo o denaro, cambia in funzione del ritorno atteso e del rischio percepito. E le cose si fanno complicate.

 Facciamo un gioco

 Cosa pensereste se vi dicessi che un gioco che rende, mediamente, il 60 % di quanto puntato inizialmente verrebbe rifiutato da tutti? Probabilmente direste che sto scrivendo una cavolata.

Eppure è così, verrebbe rifiutato.

Il gioco funziona così. All’inizio mettete 1000 euro, insomma una cifra da cui non vi separate a cuor leggero, poi lanciate una moneta 10 volte. Se esce testa incrementate dl 50 % quanto avete, cioè passate da 1000 a 1500 euro, se esce croce perdete il 40 %, cioè passate da 1000 a 600 euro.

Che valutazione fareste per decidere se giocare o meno? Ipotizzereste che vi esca 5 volte testa e 5 volte croce, fate i conti e vedete che alla fine vi restano 590 euro, quindi rifiutate il gioco.

Nota di Lorenzo: si considera che esca esattamente 5 volte testa e POI esattamente 5 volte croce, in successione.

Stanno veramente così le cose? No, perché il risultato 5/5 è la media di tanti possibili risultati che spaziano tra 10/0 e 0/10, secondo una precisa distribuzione che può essere valutata con il triangolo di Tartaglia.

Nota di Lorenzo: si tratta di una distribuzione binomiale, per i nerd della statistica :-), che sta dietro il Triangolo di Tartaglia.

Se fate giocare almeno 1024 persone (2 alla decima potenza) ci sarà uno a cui uscirà una distribuzione 10T/0C, che vincerà 57000 euro e uno a cui uscirà la distribuzione 0T/10C che perderà praticamente tutti i 1000 euro iniziali. Ma 57000 euro di vincita compensano ampiamente 1000 euro di perdita massima. Facendosi i conti si scoprirà che il capitale iniziale del gruppo sarà aumentato di oltre il 60 %.

E’ comunque evidente che, affinché il ritorno del 60 & si verifichi il numero dei giocatori deve essere elevato affinché un evento improbabile, 10T/0C, si verifichi almeno una volta.

 

Cambiamo gioco

 

Il lancio di una moneta è puramente casuale. Prendiamo un gioco di carte, ad esempio il poker, dove conta sia la fortuna che l’abilità.

Supponiamo che un casinò organizzi, a fini pubblicitari, un torneo dove mette i palio, oltre a quanto versato dagli iscritti, un ammontare equivalente alla somma raccolta. Il ritorno economico complessivo sarà quindi del 100 %. La quota di iscrizione è, al solito molto elevata.

Vi sono però alcune condizioni

1.       Al torneo si deve iscrivere  almeno una certa percentuale dei i presenti che non viene comunicata prima dell’iscrizione ma è stata scritta su un foglio conservato da un notaio.

2.       Se non si iscrivono tutti non solo il casinò non aggiungerà la sua parte, ma tratterrà il 10 % di quanto versato dai giocatori per l’iscrizione.

3.       A parte pochissimi professionisti, la maggior parte dei presenti ha conoscenze rudimentali del gioco.

4.       A dividersi il premio sarà il 15 % dei concorrenti, i primi classificati

A questo punto prima di iscriversi scatteranno i ragionamenti. Sono troppo scarso per arrivare nel top 15 % a meno di una gran fortuna, chissà se si iscrive il numero sufficiente di persone, la  quota di iscrizione è troppo elevata per le mie possibilità. E molto probabilmente non si raggiungerà il minimo di iscritti.

 

Dal gioco agli investimenti

 

Cosa ci dicono i due giochi sopra descritti?

In primo luogo che se percepiamo un rischio troppo alto, rinunciamo. E fin qui niente di strano.

Ma soprattutto ci dicono due cose:

  1. Perché l’investimento frutti occorre una massa critica di investitori
  2. I frutti dell’investimento di molti vanno a beneficio di pochi, vale più o meno la regola di Pareto

Jeff Bezos è stato sicuramente abile, ha avuto intuito, è stato fortunato, aggiungete voi qualsiasi altra cosa, ma se avesse provato ad aprire Amazon in Congo invege che negli USA avrebbe probabilmente fallito miseramente.

E ciò sarebbe avvenuto non solo perché in Congo nessuno lo avrebbe finanziato, ma perché non avrebbe trovato una infrastruttuta internet, non avrebbe avuto venditori/compratori pronti ad usare la sua piattaforma, non avrebbe avuto collaboratori sufficientemente preparati per portare avanti il suo progetto, a meno che non crediate che ha scritto lui il software. E queste sono cose per le quali lui non ha merito alcuno.

 

Conclusioni

 

Quanto sopra esposto deve fare riflettere sul fatto che ci si deve porre il problema della distribuzione dei profitti dell’investimento altrimenti saranno pochi a rischiare sia i propri soldi che il proprio tempo e impegno.

Non è solo un problema di tassazione, tipico di una visione socialista che sarebbe sensata se gli investimenti fossero del tipo lancio della monetina, ma anche di rapporti tra i differenti stakeholder di una azienda, ossia azionisti, dirigenti, dipendenti, fornitori, clienti, società in cui l’azienda opera.

Un approccio “meritocratico” premia Jeff Bezos, che viene ritenuto l’unico artefice del successo di Amazon. Non è così perché quel successo è dovuto a molti altri che hanno creato le condizioni al contorno.

Se questi altri vengono esclusi dal ritorno economico, anzi sentono solo di stare rischiando di tasca loro, il risultato che si otterrà e che sempre meno persone investiranno tempo e denaro nella crescita economica.

E il debito diventerà insostenibile, per tornare al quesito di Lorenzo

 

by Numerofilo

Nota di Lorenzo: il punto che mi preme sottolineare é che, ovviamente, siamo la somma del nostro passato. Investimenti della DARPA in internet, dei Bell Labs finanziati da AT&T sui transitor, del Dipartimento della Difesa americano sul GPS, etc. sono patrimonio di chi vive oggi. Ma ci sono uomini e donne dietro ognuno di quei successi. Spesso e volentieri finanziati dal governo perché i costi di ricerca erano talmente imponenti che solo un governo era in grado di sostenerli.

Il punto é fare in modo che gli investimenti producano un ritorno adeguato.

Una possibile ricetta? io mi trovo d'accordo con Richard Duncan (richardduncaneconomics.org): la soluzione é investire ENORMEMENTE con debito statale in R&D nei settori di punta. Se anche il10% soltanto dei progetti ha successo, con lo stato che detiene a fronte dei soldi versati la quota di maggioranza al 51% delle aziende che finanzia, i ritorni sarebbero enormi per gli azionisti (cioé i contribuenti), e coprirebbero di varie unitá di grandezza gli investimenti effettuati. A chi assegnare la guida di questi progetti? A un pool di imprenditori selezionati per competenza, curriculum, storia. Il fatto che lo Stato entri con quota 51% garantirebbe entrambe le condizioni elencate da Numerofilo.



Monday, February 1, 2021

[Investimenti] Realizzazioni 2021 fino ad oggi e qualche considerazione

Ciao a tutti,

ecco le realizzazioni per il mese di Gennaio fino al Primo Febbraio 2021.
La tabella sottostante é un report generato automaticamente come foglio Excel dal mio broker (io uso banalmente la mia banca olandese per comprare e vendere azioni).



Vediamo un po' di Lessons learned.

Moderna: ho venduto troppo presto, ma mi ero galvanizzato all'aumento repentino. Come ormai sapete, é da pochi mesi che seguo seriamente le borse e ho completamente cambiato il mio portafogli. Ho speso tonnellate di parole su Moderna, e in genere sulle nuove medicine basate su mRNA, su questo sito. Ho analizzato a fondo la cosa, triangolato con il gruppo Whatsapp di investimento, e resto dell'idea che é una compagnia con un business model eccezionale. Cosa che molti altri siti non hanno capito. Si sono fermati ad analisi di superficie.

Comunque (come dice un amico del gruppo, "prevedere bene al 50% é giá un grande successo"), ho portato casa un 20 e passa per cento (Moderna pesava per il 33%, la percentuale maggiore in assoluto!, del mio portafogli) in poche settimane. Non male. 
Appena il prezzo ridiscende, rientro.

Royal Dutch Shell: allora, ho comprato e venduto RDS piú volte tra il 2020 e il 2021. Quella che vedete in tabella é solo l'ultima vendita. Ora non ho piú azioni RDS. Credo che il CEO andrebbe rimosso, il loro piano di spostamento del business model verso le rinnovabili mi sembra caotico e raffazzionato. L'ho comprata perché era ai minimi da trent'anni. Avrei fatto lo stesso a suo tempo con Lufthansa ma avevo perso il treno con la compagnia tedesca.

First Majestic Silver: io non ho amore per i metalli preziosi. Non giudico chi li adora, ci mancherebbe, sono gusti. Ho approfittato dei "Reddit People" per liberarmene ieri. Con una plusvalenza notevole. 
Ma ho approfittato di un caso eccezionale. Situazioni simili si presentano molto raramente. Quando capitano, SE capitano, ne approfitto, ma di certo non modificano le mie strategie di investimento di medio termine, che ho spiegato a questa pagina, e che sono oggetto di continui miglioramenti. Come regola fondamentale ho: bassissimo rischio, no short, no leva, no derivati. Sono un investitore molto "semplice" in termini di strumenti adoperati. Fra 5 anni non so cosa faró, ma oggi é cosí. Molti altri trader sono piú sofisticati di me, e con piú esperienza, ma io sono molto contento dei risultati conseguiti in cosí poco tempo e continuo a perfezionare il mio modello di investimento.

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Ho per ora abbandonato gli studi sulle compagnie del nucleare modulare. La TRL é troppo bassa. E dei CEO che ho studiato non me ne piace nessuno. Molte chiacchiere, troppe, e pochi fatti.

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Sul fronte IA, intelligenza artificiale, ci sono enormi potenzialitá. Il punto é che i progetti seri che conosco, DeepMind e OpenAI, sono di fatto finanziati o controllati da colossi come Google, o persone mitologiche come Elon Musk, e non vedo piccole compagnie. La cosa va indagata, ma il problema sono le ENORMI risorse di calcolo richieste, che impediscono a piccole compagnie di entrare nel business con pochi mezzi a disposizione. Il settore va investigato in ogni caso. Richiederá tempo. Credo molto nell'IA come settore che sará pervasivo fra dieci anni.
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Il mondo dei semiconduttori invece é in pieno fermento, e mi attendo ulteriori sviluppi.
Come sapete, possiedo azioni ASML e TSMC. Apple l'ho comprata recentemente perché credo nel suo progetto sui System on Chip basati su ARM. Amo i loro business model, come sono guidate, come si collocano. L'unico problema é che sono, direttamente o meno, Taiwan-centriche, e lá puó scoppiare un casino in ogni momento. 

Ho ora sotto il mio radar un altro paio di aziende che lavorano nel ramo semiconduttori, integrate verticalmente, che potrebbero beneficiare (potrebbero, il condizionale é d'obbligo ma la geopolitica spinge in tal senso) di supporto governativo USA importante nei prossimi anni. Il fatto che siano localizzate in USA mi consente anche di diversificare il rischio geografico, per ora molto localizzato su Taiwan. Una azienda delle due sta in fase di ristrutturazione pesante, l'altra ha raggiunto un livello di maturitá nel manufacturing altissima e, se vuole migliorare ancora, dovrá investire enormemente. 
Seguite questo mio semplice ragionamento: gli USA mancano di infrastrutture, forza lavoro, skills per sfornare apparecchiature elettroniche di consumo come cellulari, tablet etc. E'una partita persa.
Possono invece ritornare leader nel manufacturing di circuiti integrati. Altissimo valore aggiunto. Finora sono leader nel design degli integrati, ma hanno perso terreno sul fronte interno della produzione, che si é spostata a Taiwan e Corea del Sud. 
E'mia convinzione che, prima che tardi, Biden investirá miliardi nel potenziamento del R&D dei semiconduttori in America. HA senso, perché NON PUO' fare altrimenti. 
Mi sto focalizzando sulle memorie, perché l'IA richiede un massiccio uso di RAM e memorie a stato solido. C'e un po'da studiare, e se qualcuno é interessato a collaborare, puó contattarmi: l'argomento é affascinante.